Quali professioni necessitano maggiormente di una valutazione dell’impatto acustico?

26/11/2019

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Come sappiamo, ogni professione o mestiere comporta dei rischi specifici: chi lavora a contatto con sostanze infiammabili dovrà prestare attenzione allo scoppio di incendi, chi trascorre parecchie ore seduto davanti ad un terminale dovrà valutare l’impatto di una postura scorretta sulla sua salute e via di seguito, sino ad arrivare alle problematiche inerenti al “rischio acustico”.

Cosa si intende con l’espressione “rischio acustico”?

Chi ha familiarità con l’ambito della sicurezza sul lavoro sa che, per alcune figure professionali, vi è un elevato rischio di esposizione prolungata a rumori eccessivi, che a lungo andare potrebbero compromettere l’udito umano.

L’utilizzo di macchinari rumorosi è il principale fattore di rischio: basti pensare a quei lavoratori che maneggiano martelli pneumatici, trapani, affettatrici, ecc. o che trascorrono tante ore di fila vicino alle attrezzature di produzione, che solitamente generano un elevato livello di rumore.

Chi si occupa di sicurezza sul lavoro, dunque, sa bene che tali mansioni possono comportare un pericolo per la salute dei dipendenti. Pertanto, ha il compito di valutare l’entità del rischio acustico e di individuare le misure di prevenzione più efficaci e adatte a tenerlo sotto controllo.

Ma quali sono le professioni e i settori più interessati dal rischio acustico? Eccone alcune:

    • edilizia, cantieri e costruzioni, dove sono presenti svariati macchinari rumorosi (martelli pneumatici, seghe, impastatrici, compressori, ecc.);
    • industria, in particolare quella meccanica (automotive, metalli, plastica, gomma);
    • officine meccaniche;
    • logistica e trasporti, dove sono presenti macchinari per la movimentazione e lo smistamento di pacchi, lettere, ecc.;
    • falegname, fabbro e altri mestieri artigianali, che prevedono l’utilizzo di strumenti rumorosi per la lavorazione del legno e dei metalli;
    • cave e miniere;
    • personale di aeroporti, stazioni ferroviarie, ecc.;
    • parrucchiere.

Come valutare e ridurre il rischio acustico?


È ormai acclarato che l’esposizione prolungata a rumori forti (ovvero quelli che superano la soglia degli 80 decibel, oltre la quale l’orecchio umano avverte fastidio) può causare danni permanenti all’apparato uditivo: dalla riduzione della sensibilità alla perdita totale dell’udito.

Dunque, è essenziale che, negli ambienti di lavoro particolarmente rumorosi, vengano messe in atto particolari misure di prevenzione del rischio acustico, elaborate solo dopo un’attenta valutazione da parte degli esperti di sicurezza sul lavoro.

Tali misure possono concretizzarsi nell’utilizzo di cuffie e/o tappi antirumore, nella rotazione dei turni (in modo tale da ridurre il tempo di esposizione al rumore), nella sostituzione dei macchinari datati con attrezzature nuove e più silenziose, nell’uso di pannelli e schermature che limitino la propagazione dei rumori, ecc..

Rischio acustico e benessere del lavoratore


Il rumore eccessivo non comporta solamente la compromissione dell’apparato uditivo, bensì è una delle principali cause di stress, dunque ha un impatto negativo sulla salute in generale.

Ecco perché è fondamentale effettuare un’accurata valutazione dei fattori di rischio acustico, che andranno inseriti nel DVR e accompagnati da opportune misure di prevenzione e protezione.

Al contempo, è importante sottoporre regolarmente i dipendenti a visite mediche, esami e controlli da parte di figure specializzate, in modo tale da monitorare le condizioni di salute.


 



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